Lo spazio dell’arte
L’atelier è il riflesso dell’anima di un artista, il suo spazio mentale, che si traduce in uno spazio fisico che lo rappresenta.
L'eclettismo di Cavallerin, il suo immaginario ampio, quasi sconfinato, ha trovato una dimora in grado di rispecchiare la sua visione: luce, grandi spazi aperti, moltitudini di forme e colori vivaci che dalle pareti catturano l’attenzione senza creare disorientamento.
Situato in Umbria, in un edificio industriale, la cui ampiezza era necessaria per contenere la vastità di una produzione quarantennale e l'impulso a una sperimentazione costante e inarrestabile, l’atelier di Cavallerin è uno spazio vasto e articolato che si dispiega su più livelli e ambienti, ognuno con una vocazione precisa ma permeabile agli altri.
Non è uno studio nel senso tradizionale del termine, ma un organismo vivente, un microcosmo in cui convivono la libertà della creazione e il rigore della professionalità.
La zona di incontro, con il grande tavolo e le sedie colorate, è pensata per ricevere, confrontarsi, far circolare idee: uno spazio che dichiara apertamente che l'arte non nasce nell'isolamento.
I piani di lavoro sono molteplici, sia al piano terra che a quello superiore, inondati di luce e disseminati di strumenti – pennelli, spray, matite, squadre – dove la ricerca prende forma materiale ogni giorno. Il tutto corredato dalla irrinunciabile biblioteca, ricca di volumi sull'arte, la cultura, il fumetto, il pensiero contemporaneo, da cui tutto il resto trae alimento.
Cavallerin ama la luce, protagonista assoluta, e il suo proposito è quello di elevarla a elemento essenziale dell'opera, talvolta a opera essa stessa. Nell'atelier la luce non si limita a illuminare, costruisce. Cambia le superfici dinamiche, moltiplica i piani delle estroflessioni, fa emergere i dettagli nascosti tra le figure replicate dei Polimeri. Visitare lo spazio in ore diverse significa vedere cose diverse.
L'atelier non è un semplice spazio di lavoro, è il luogo in cui l’artista può rimanere se stesso.
Qui niente è davvero concluso: anche le opere finite restano in mezzo a quelle in corso. Del resto l'arte, per Cavallerin, "è qualcosa che brucia in petto". Questo è il posto dove il fuoco si tiene acceso.