· 13 October 2026

ICONE & MITI - Mostra di Arte Contemporanea Patty's Art Gallery, via Barberia 42/44, Treviso 10–31 ottobre 2026

ICONE & MITI - Mostra di Arte Contemporanea Patty's Art Gallery, via Barberia 42/44, Treviso 10–31 ottobre 2026

Il titolo della mostra offre già la sua cornice: ad Anna Nigro i miti, a Sergio Cavallerin le icone. Se
per Nigro il mito è una memoria viva e pulsante, per Cavallerin l'icona è un'immagine contemporanea
che può acquisire la forza e la durata del mito. Laddove l'icona è immagine di massa, riconoscibile e
serializzata, il mito rappresenta ciò che essa diventa quando attraversa il tempo.
Due percorsi diversi, eppure uniti dalla convinzione che la pittura possa ancora fare qualcosa di
essenziale: tornare su immagini che crediamo di conoscere, per costringerci a guardarle di nuovo e
osservarle con occhi nuovi.

 

Sergio Cavallerin arriva alla pittura attraverso un lungo percorso nel mondo della comunicazione
visiva e del fumetto, maturato come grafico, illustratore, vignettista e disegnatore, e successivamente
attraverso l'attività editoriale e distributiva. La sua esperienza nel settore del fumetto italiano, alla
quale contribuisce anche attraverso la fondazione di Star Comics e la creazione di Star Shop, non
rappresenta soltanto una parte della sua vicenda professionale, ma costituisce il terreno culturale dal
quale prende forma la sua ricerca artistica.
Quando approda alla tela, Cavallerin porta con sé una conoscenza diretta dell'immaginario della
cultura popolare e una convinzione precisa: il fumetto è arte popolare a pieno titolo.
La pittura diventa così per lui uno spazio di sperimentazione nel quale immagini, personaggi e simboli
appartenenti alla cultura di massa possono essere sottratti alla loro funzione originaria e riletti
attraverso il linguaggio della pittura.
È da questo incontro tra fumetto, immagine popolare e tradizione pittorica che prende forma una
ricerca nella quale l'icona contemporanea diventa materia di riflessione: non soltanto un'immagine da
riconoscere, ma un'immagine da osservare, trasformare e interrogare.
In questa presentazione dell’opera di Cavallerin si possono seguire quattro nuclei tematici: le
Superfici Dinamiche monocrome (o estroflesse); i Polimeri e la disseminazione, che attraversa
oltre vent'anni di lavoro; Love for Comics (opere che lavorano sulla citazione di personaggi dei
fumetti); infine, Una sfida: portare l'icona sulla tela e farla dialogare con i maestri della storia
dell'arte. 

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Le superfici dinamiche monocrome e luminose.
Le Superfici Dinamiche, nelle quali convergono estroflessione, monocromia e luce, costituiscono
uno dei nuclei della ricerca di Cavallerin. L’estroflessione tende la tela dall’interno verso l’esterno
attraverso l’inserimento di elementi sagomati, in legno o metallo, prima della stesura del colore. Le
sue radici affondano nello Spazialismo di Lucio Fontana, che apre la superficie pittorica alla
dimensione dello spazio, per trovare una compiuta definizione nelle esperienze di Enrico Castellani
e Agostino Bonalumi, sviluppatesi nell’ambiente di Azimut e della ricerca monocroma.

 

Donald Duck, estroflessione su tela, 89x89 cm

Il quadro si emancipa così dalla bidimensionalità per assumere una presenza propriamente
tridimensionale. L’opera non vive del solo colore, ma della luce reale che investe i rilievi della
superficie, generando ombre, riflessi e variazioni percettive che mutano con il punto di vista
dell’osservatore. La materia estroflessa non è dunque un semplice elemento costruttivo: è ciò che
rende la superficie sensibile alla luce e introduce nell’immagine una dimensione fisica e spaziale.
In queste opere, la luce non si limita a illuminare la forma, ma la rende visibile e continuamente
mutevole. L’immagine non è dipinta sulla superficie: nasce dalla tensione della materia, affiora dal
suo rilievo e si compie nell’incontro con lo sguardo.

 Dynamic Devilman, estroflessione su tela, 89x89 cm

Devilman è un manga, il fumetto giapponese, creato da Go Nagai e uscito tra il 1972 e il 1973 su
Weekly Shōnen Magazine. Il protagonista, Akira Fudō, è un giovane che si fonde con il demone Amon
e ne usa il corpo per difendere gli uomini dai demoni, restando sospeso tra le due nature. In Dynamic
Devilman, Cavallerin traduce nell'estroflessione questo eroe-demone: dalla superficie monocroma,
verde-turchese e smaltata, la sagoma alare emerge dalla tensione della tela, mentre la luce che scorre
sulle pieghe ne fa un'icona mobile, restituendo visivamente la duplicità del suo modello. L’effetto
complessivo è sorprendente e mette in luce la tensione fra umano e demoniaco che costituisce il
nucleo stesso del personaggio.

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I Polimeri e la disseminazione.
Nel 2004 Cavallerin crea la serie dei Polimeri, acrilici su tela costruiti attraverso sequenze di
rappresentazioni labirintiche. La disseminazione, categoria elaborata negli anni Settanta dal filosofo
Derrida per il linguaggio e usata da Filiberto Menna come categoria critica in una piccola ma
significativa mostra, offre una chiave di lettura di questo ciclo.
Nel volume La disseminazione. Esplosione, frammentazione e dislocazione nell'arte contemporanea
(Rubbettino) è stata applicata all'arte contemporanea: dai pezzetti di carta sparsi al suolo e poi
ricomposti da Arp ai buchi disseminati sulla tela da Fontana. La dispersione degli elementi mette in
discussione l'idea di un ordine unitario e prestabilito dell'opera: il senso non è dato come totalità
compiuta, ma si costruisce attraverso la ricerca e la ricomposizione.
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In questa prospettiva si collocano i Polimeri di Cavallerin. Gli elementi dell'immagine sono dispersi
nel labirinto e sottratti a una lettura immediata: lo spettatore deve attraversare la superficie, orientarsi
tra i percorsi e ricostruire ciò che l'opera nasconde. Per questo tutti i Polimeri sono intitolati
"Dov'è…?": la domanda non indica soltanto la necessità di trovare un elemento nascosto, ma
introduce lo spettatore nella struttura stessa dell'opera. La ricerca percettiva è ricerca dell'oggetto
rappresentato e, insieme, della sua possibilità di essere ancora riconosciuto come immagine.

Influenzato dalla Pop Art, l’artista osserva la società contemporanea e ne raccoglie immagini e
materiali, trasformandoli in occasioni di interrogazione. La risposta non viene fornita dall’opera, ma
affidata allo spettatore, chiamato a orientarsi nella complessità dell’immagine e a cercare
autonomamente una soluzione. Nell’opera Dov’è il gabbiano la sagoma bianca dell’uccello è presente
nella parte superiore della tela: incongruamente e perfettamente fusa tra i colori lussureggianti della
foresta tropicale.

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Love for Comics.
È con Love for Comics che il rapporto di Cavallerin con l'immaginario popolare diventa più diretto.
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La serie è dedicata al mondo dei fumetti e dei supereroi e prende personaggi e simboli dei comics per
trasformarli in opere pittoriche. Ma il punto non è semplicemente trasferire il fumetto sulla tela.
L'operazione di Cavallerin acquista significato proprio nel momento in cui l'immagine appartenente
alla cultura di massa viene sottoposta alle regole, alla storia e alla memoria della pittura. Il
personaggio del fumetto conserva la propria riconoscibilità, ma viene sottratto al suo contesto
originario e inserito in un nuovo sistema di riferimenti. L'icona popolare diventa così materia pittorica
e, attraverso la pittura, può essere osservata da una prospettiva diversa. In questo senso, Love for
Comics rappresenta uno dei punti più evidenti della ricerca di Cavallerin sulla trasformazione
dell'immagine contemporanea: il fumetto, nato come linguaggio popolare e seriale, entra nello spazio
della pittura e comincia a dialogare con la tradizione dell'arte.

Morte e tradimento, olio su tela, 100x70 cm. 2019

In Morte e tradimento Cavallerin unisce il mondo dei fumetti alla grande pittura, mescolando la
ricerca della bellezza con un elemento di ironia. Wonder Woman e Capitan America sono
immediatamente riconoscibili, ma il linguaggio pop del fumetto si fonde con la nobiltà della pittura
tradizionale a olio, in un'opera ironica e provocatoria. Il titolo allude al "tradimento" della rivalità tra
le rispettive case editrici, la DC Comics e Marvel: le due icone di universi narrativi nemici si uniscono
in un abbraccio impossibile. Sullo sfondo, appoggiato alla parete, è visibile il celebre scudo stellato
di Capitan America; in primo piano, gettati a terra, troviamo il guanto rosso dell'eroe e il lazo d'oro
di Wonder Woman. È questa la "morte" del titolo, rappresentata simbolicamente dagli oggetti
abbandonati: gli eroi hanno deposto le armi, rinunciano per un momento alla loro identità di guerrieri
e si abbandonano all'amore, vivendo la propria umanità.

Liberty in Death, acrilico su tela, 70x100 cm. 2018

In Liberty in Death la Statua della Libertà viene rappresentata in modo altrettanto ironico e surreale
mentre una delle punte della sua corona trafigge Superman in volo. L'opera mette in relazione due
immagini fortemente radicate nell'immaginario collettivo americano: la Statua della Libertà e il
supereroe. Il loro incontro produce uno spostamento ironico e, nello stesso tempo, introduce una
riflessione sulla costruzione e sulla decostruzione dell'immagine eroica. Il supereroe, infatti, non
appare più soltanto come personaggio invincibile, ma come figura sottoposta alle stesse
trasformazioni, contraddizioni e ambiguità che caratterizzano ogni icona della cultura
contemporanea.
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Una sfida: portare l'icona sulla tela e farla dialogare con i maestri della storia
dell'arte.
In alcune opere di Sergio Cavallerin l'immaginario del fumetto viene inserito all'interno di costruzioni
pittoriche che richiamano la tradizione dell'arte del Novecento e, più indietro, quella della pittura
storica e rinascimentale. È un passaggio significativo, perché l'artista non si limita a trasferire sulla
tela un personaggio già riconoscibile: lo colloca in uno spazio nuovo, costruito secondo regole
compositive che appartengono a una memoria visiva diversa da quella del fumetto. L'icona popolare
viene così sottoposta a un processo di ricontestualizzazione.
In U.S. Army, per esempio, l'inserimento di Topolino all'interno di una costruzione architettonica che
richiama la pittura umbra tra Quattro e Cinquecento produce un evidente cortocircuito visivo.
Il personaggio – in questo caso Topolino – pur conservando i propri tratti e la propria immediata
riconoscibilità, assume così una funzione diversa da quella originaria. Non è più soltanto il
protagonista di una narrazione fumettistica: diventa una figura inserita in una scena che richiama la
pittura storica e che introduce, attraverso il contrasto tra l'icona pop e la solennità dello spazio, una
dimensione ironica e allo stesso tempo perturbante. L'opera mostra quindi con particolare chiarezza
uno dei procedimenti più interessanti di Cavallerin: prendere un'immagine che appartiene alla
memoria collettiva e costringerla a vivere in un contesto visivo diverso. È proprio questo spostamento
a trasformare l'icona. Il personaggio rimane riconoscibile, ma cambia il modo in cui siamo costretti a
guardarlo.

U.S. Army, acrilico su tela, 100x120 cm. 2005

Il titolo, U.S. Army, fa pensare a un soldato caduto, e Topolino ne assume il ruolo senza perdere i tratti
del personaggio: sul primo gradino al centro della composizione, Topolino è disteso a terra con la
bandiera americana che gli cade addosso e lo schiaccia. Eppure l'impianto è quello della pittura umbra
tra Quattro e Cinquecento: una loggia rinascimentale a tre arcate su pilastri decorati a candelabre, in
ocra e arancio, poggia su una gradinata bassa. Il pavimento è a formelle geometriche in prospettiva.
Oltre gli archi si stende un paesaggio collinare con alberelli sottili e, sullo sfondo, uno specchio
d'acqua. La presenza di Topolino introduce in questo spazio un elemento apparentemente estraneo.
L'icona del fumetto viene inserita in una struttura compositiva che appartiene alla memoria della
pittura antica e rinascimentale.
Ne nasce un confronto nel quale cultura popolare e tradizione pittorica si incontrano senza che l'una
cancelli l'altra.
È proprio questo confronto a rendere significativa la ricerca di Cavallerin: la pittura non viene
utilizzata per nobilitare semplicemente il fumetto, né il fumetto per rendere più accessibile la pittura.
Entrambi vengono messi alla prova attraverso il loro incontro.

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Conclusione
La mostra mette a confronto due modi diversi di intendere la persistenza dell'immagine.
Anna Nigro guarda verso il passato per recuperare figure, racconti e simboli capaci di parlare ancora
al presente. La sua pittura difende la continuità della figura e la possibilità che un'immagine
riconoscibile possa contenere qualcosa che la oltrepassa.
Sergio Cavallerin guarda invece alle immagini che il presente ha già trasformato in patrimonio
comune: fumetti, supereroi, simboli, personaggi, icone della cultura popolare. La sua pittura le sottrae
alla semplice riproduzione e le sottopone a un processo di trasformazione.

 


Serenella Minto
Veneziana, liceo artistico e laurea in architettura.
Autrice di articoli e saggi di critica d’arte e di un
premiato testo di narrativa, ha collaborato con case
editrici alla stesura di manuali di storia dell’arte e
architettura. Inserita nell'Albo Speciale dei
giornalisti del Veneto. Direttore responsabile della
pubblicazione di "Veneto Arte". Curatrice
dell’archivio dell’artista veneziano Yvan Beltrame.

serenella.minto@gmail.com